Che fine ha fatto Clubhouse?

All’inizio del 2021, nel pieno della seconda ondata di pandemia da Coronavirus, Clubhouse spiccava il volo, tenendo compagnia a milioni di utenti nelle infinite giornate di lockdown e creando un’esperienza social più umana rispetto a quella a cui siamo abituati.  

Dalla scalata al crollo dei download: cos’è successo a quello che sembrava il social rivelazione? 

Clubhouse: cos’è e come funziona.

Clubhouse è un social network nato nel 2020 e basato unicamente sulle conversazioni vocali in diretta. Un luogo dove ci si può riunire per parlare con le persone dei più disparati argomenti, sentendosi in qualche modo più vicini.

Al momento del lancio per accedere era necessario avere un dispositivo iOS e un invito, che si poteva ottenere mettendosi in lista d’attesa o ricevere da un utente già registrato. Ogni nuovo membro aveva infatti a disposizione 5 inviti da regalare.
Questa scelta puntava a mantenere la piattaforma il più “ordinata” possibile e a dare precedenza al pubblico realmente interessato.
Come vedremo più avanti, oggi non funziona più così, ma è necessario tenerlo a mente per comprendere le cause del successo e del successivo crollo della piattaforma. 

Le vere protagoniste dell’universo Clubhouse sono le Stanze. Ognuna ha il suo tema: serie tv, libri, temi di attualità, sport ma anche marketing, comunicazione…
Ogni membro può creare una propria Stanza o entrare in quelle di altri utenti, i moderatori hanno il controllo delle discussioni e le conversazioni sono in tempo reale.

L’ascesa.

Sono diversi i fattori che hanno favorito il successo di questa piattaforma, reputata fin da subito interessante e innovativa.
In primis sicuramente la pandemia da Covid-19: in un momento in cui le restrizioni sugli spostamenti erano ferree, Clubhouse ha introdotto un modo nuovo di interagire, dando la sensazione di accorciare le distanze più di quanto potesse fare un post scritto.
Secondariamente, la necessità di possedere un dispositivo iOS e un invito hanno reso Clubhouse un’app “esclusiva” agli occhi degli utenti, creando inevitabilmente hype.
Questo, insieme alla varietà dei contenuti e all’abolizione della “dittature d’immagine”, hanno spinto l’app verso un enorme successo.

Il declino.

Enorme, sì, ma altrettanto breve.
Nell’arco di poche settimane i download sono calati drasticamente: dai 10 milioni registrati a febbraio ai 3 milioni del mese successivo, fino a 922 mila download ad aprile. Oggi, a distanza di 7 mesi dal boom, del social si sente a malapena parlare. 

I punti di forza di Clubhouse si sono trasformati in poco tempo nella sua debolezza.

L’allentamento delle restrizioni ha fatto sì che le persone tornassero alle loro attività abituali, dedicando meno tempo alla piattaforma e la decantata “esclusività” ha finito per escludere una platea di potenziali utenti Android che avrebbe incrementato dell’88% quella prettamente iOS, senza parlare di tutti coloro che non sono mai riusciti ad accedere a causa dell’invito mancante.
Inoltre, colossi strutturati e con enorme seguito come Twitter e Spotify dopo il successo del social basato sulla voce hanno deciso di rispondere con funzionalità molto simili, rendendo Clubhouse decisamente meno appetibile.
Infine, uno dei grandi limiti è quello di essere in diretta: ci può essere interesse, ma non tutti possono permettersi di trovarsi nella Stanza giusta al momento giusto e su questo fronte Clubhouse viene scavalcato dai podcast.  

E ora? 

Clubhouse sta implementando una serie di miglioramenti che possano ovviare ai problemi sorti, a partire dal lancio della piattaforma anche su Android che ha portato ottimi risultati: 10 milioni di utenti in più in poco tempo.

La più grande svolta è sicuramente l’abolizione dell’accesso su invito: la piattaforma ora è libera a tutti.

Una novità importante è anche Backchannel, una chat interna che permette di conversare in tempo reale non solo a voce ma anche mediante messaggi, ponendo rimedio a un altro limite della piattaforma.

Infine, Clubhouse riconosce che buona parte del successo sia stata merito dei creator, che hanno popolato l’app con contenuti di valore e per questo sono stati destinati dei fondi per supportare nuovi format.

Riuscirà la piattaforma a riprendere il volo?

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